venerdì 13 novembre 2009
L'acqua che non mi appartiene
Non ho diritto di possedere
ciò che mi compone.
Ogni goccia è mancanza,
reca il silenzio di chi non l'ha difesa.
Ogni respiro è sete d'affanno,
d'acqua che non arriva,
che non casca e non bagna la guerra,
o di noi,
prosciugati per terra.
mercoledì 16 settembre 2009
Ritratto di donna italiana
Sono cresciuta circondata dall’ossessione verso il mio corpo, ascoltando commenti, incrociando sguardi, guardando le pubblicità ed i programmi televisivi che mi ricordavano costantemente la mia distanza fisica dai modelli convenzionali di bellezza.
Una volta superato l’ostacolo di accettazione con me stessa, ho dovuto affrontarlo con il resto del mondo, che mi voleva bella e piacente sul lavoro, fra gli amici, in coppia.
Quando esco per strada devo stare attenta e, se il sole ha lasciato posto alle prime luci della sera, è preferibile che io non rimanga da sola. Se sorrido a qualcuno, è meglio che prima mi sinceri del fatto che poi non mi ritrovi ad essere molestata fisicamente o a distanza.
Quando rientro in casa, a volte non va tanto meglio perché in molte famiglie, spesso mi attende comunque violenza. Certe sere sono pugni, calci e fare l’amore controvoglia, certe altre solo offese e parolacce. Non succede sempre e quando accade probabilmente è perché me lo merito.
Votare è un diritto che ho ottenuto relativamente da poco e lo esprimo con frequenza mentre è più raro che io riesca ad emergere come candidata poiché il mio Paese è governato quasi esclusivamente da uomini.
E’ più facile che io riesca a fare carriera con le mie curve e con l’uso che ne faccio piuttosto che con il mio curriculum. Quando mi assumono, spesso mi chiedono di non restare incinta e, se ci resto, a volte mi costringono a lasciare il lavoro. Se invece sono già mamma, piuttosto che concedermi di organizzare da sola parte del mio tempo o di svolgere qualche attività da casa, si sincerano che io abbia ormai rinunciato a crescere i miei figli.
Il mio stipendio è quasi sempre inferiore a quello di un uomo che, al pari delle mie stesse capacità e mansioni, viene retribuito maggiormente.
Molti mi dicono che sono fortunata perché ci sono Paesi in cui non ho diritto di possedere nulla, neppure me stessa. Ci sono luoghi in cui non posso decidere come vestirmi, cosa dire, come comportarmi, chi frequentare. Però, se vivo in terra di mafia e sono imparentata o semplicemente ho frequentato l’uomo sbagliato, rischio la vita anche solo per scegliere chi poter amare e, se non ho un marito a cui appartenere, non ho neppure una mia identità.
Quando invecchio, quasi nessuno fa caso alla mia espressione di saggezza o alle mie rughe interessanti, quanto piuttosto alla distanza che c’è fra la mia immagine e quella di quando ero bella.
Se sono in coppia, significa che forse potrò realizzarmi ma poiché sono fatta per fare figli, se non li avrò, non sarò mai una vera donna.
Se sono single, non è per mia scelta ma per costrizione o perché non sono statace capace di tenermi un uomo e, se la cosa durerà nel tempo, molto probabilmente resterò una zitella.
Testi di Giorgia Vezzoli
Fonte: Vita Da Streghe
mercoledì 9 settembre 2009
La congiura
nei confronti della poesia
che non è il frutto della moda o dell’ignoranza
ma di chi consapevolmente massifica i gusti
verso una cultura compiacente al potere
e priva di interrogativi,
che la poesia, per sua natura, produce in abbondanza.
Io credo che la poesia sia scomoda
perché testimone della possibilità di altro, di diverso,
di un inafferrabile oltre che si manifesta
anche in assenza di dio,
di miracoli o di eroi che ci sollevino dalle nostre personali
responsabilità.
Io credo che da anni sia in atto nel nostro Paese
un sistematico disfacimento della poesia in ogni sua forma espressiva
per timore di ciò che la poesia comporta:
la ricerca,
che a lungo andare conduce alla conoscenza
e ad una libertà critica difficilmente manipolabile.
Io credo ad un oblìo voluto della poesia
che si inserisce in un più ampio contesto di annientamento dell'arte
e di controllo dell'informazione
allo scopo di creare una volgarizzazione culturale di massa
ed un terreno sociale accondiscendente
verso una progressiva erosione dei diritti.
Io credo pertanto che la poesia,
esattamente come tutto ciò che stimola profondità,
sia nemica del potere
e che, come tale, venga osteggiata
confinandola in luoghi distanti,
nel proprio passato.
mercoledì 5 agosto 2009
Una donna
di un battito occulto,
un plasmabile cerchio tirato dall'occhio
che mostri la voglia di aprire
il suo sguardo.
non sono che un dito sotteso
a baciare le ciglia d'un campo
cresciuto dal troppo tormento,
un palmo che sa
la misura di ciò che si crede,
un silenzio che sporge.
mercoledì 15 luglio 2009
Scrivere per resistere
SCRIVERE PER RESISTEREIl controllo dei media in Italia
a cura di Giorgia Vezzoli
“Ora vedo, come in un incubo, che gli Italiani, che a me avevano dato il piacere della libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze compiute dal loro Cavaliere”. (Di Juan Arias – El Pais 15/6/2009)
La nostra è una società mediatica: una società in cui la realtà viene percepita esclusivamente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Ciò che non si vede e di cui non viene data notizia, non esiste. Promuovere la propaganda attraverso i media è dunque essenziale per mantenere la base di qualsiasi potere politico, soprattutto di quelli non democratici, e per sopprimere qualsiasi voce che dissenta dalla “linea governativa”.
In Italia il controllo mediatico è in atto da tempo. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Freedom House sulla libertà di stampa in 195 paesi del mondo, l’Italia risulta solo al 71esimo posto a causa della sua situazione anomala a livello mondiale sul piano della proprietà dei media: la concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida, che fa capo alla maggioranza di governo. Per la prima volta, l’Italia è scesa dalla fascia alta dei “paesi liberi” alla fascia intermedia dei paesi “parzialmente liberi”, unico paese dell’Europa occidentale ad essere stato declassato.
Secondo il giornalista Marco Travaglio, il 60/70% degli italiani (dati Censis) non vede Internet, non legge i giornali e si forma un’opinione soltanto guardando la televisione. “Chi guarda solo la televisione non sa nulla, è ignaro” sostiene il giornalista “gli basterebbe fare un salto in Canada, in Australia, per sapere tutto, purtroppo vive in Italia e quindi di quello che succede nel suo paese non gli fanno vedere nulla” riferendosi al documentario Citizen Berlusconi andato in onda in gran parte delle televisioni del mondo, tranne che sulla nostra.
Ad aggravare la situazione di monopolismo mediatico nel nostro Paese è l’ignoranza media della popolazione. Secondo i dati dell’OCSE, il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche necessarie per interagire nella società dell’informazione. Si tratta di persone che non sono in grado di discernere le informazioni recepite, che non sanno difendersi, che non sanno probabilmente cosa votano. Il dilagare dell’analfabetismo funzionale non sembra trovare sufficienti risposte da parte dell’azione politica, men che meno dalla discutibile gestione dell’istruzione pubblica, a cui si è pensato bene di applicare pesanti tagli in modo piuttosto indiscriminato.
L’analfabetismo cognitivo è inoltre l’anticamera di un’altra grossa piaga del nostro Paese: l’analfabetismo digitale, aggravato dalla mancanza di investimenti in infrastrutture che prevedano una connettività veloce e diffusa per tutti. L’impossibilità di connettersi alla Rete significa la preclusione di tutte quelle forme di partecipazione democratica sviluppatesi con l’avvento di Internet. In Rete non solo è possibile accedere in modo veloce ad una grande quantità di dati, di leggi e di fonti ma è anche possibile un rapido confronto delle stesse, la creazione di una discussione nel merito, uno scambio reciproco di conoscenza.
In Italia non solo la conoscenza digitale non viene adeguatamente promossa, ma addirittura la Rete è stata spesso, negli ultimi tempi, oggetto di frequenti attacchi alla sua libertà d’espressione come la recente legge “ammazza Rete” . In Rete la maggior parte dei dati viene fruita in forma scritta. Mai come oggi la scrittura è ritornata ad essere simbolo di attivismo, se non di vera e propria resistenza nei confronti di un regime tanto subdolo quanto invisibile: quello mediatico.
>>> E' disponibile on line sul nostro blog un breve dossier sulla situazione dei media e il controllo dell’informazione in Italia: puoi scaricarlo qui.<<<<
martedì 14 luglio 2009
In sciopero

contro la legge "Ammazza Rete"
mercoledì 1 luglio 2009
L'intelligenza venduta
Giordano Bruno
Quando si comprendono i meccanismi che sottendono al sistema sociale entro il quale ci si è ritrovati a vivere e si scopre che questi meccanismi procurano dolore a molta parte dell’umanità, si possono fare solo due cose: accettare il sistema e seguitare a perpetrarlo oppure uscire dalle sue logiche, tentando di cambiarlo.
Come consulente di comunicazione, ho avuto molta parte di responsabilità nel perpetrare il sistema entro il quale stavo vivendo. Un sistema fatto di corporation e grandi concentrazioni di potere economico e finanziario che si servivano della comunicazione di massa per creare una società di individui standardizzati ed infelici, sempre più bisognosi di prodotti e servizi in grado di appagarne l’insaziabile frustrazione.
Praticando le relazioni pubbliche per le grosse imprese, spesso multinazionali, l’apporto personale che dedicavo a questo sistema era notevole. Intanto perché consegnavo la mia creatività e la mia intelligenza alla loro promozione ed in loro difesa, inoltre perché lo facevo all’insaputa dei diretti fruitori del mio ingegno: i consumatori e l’opinione pubblica. Le relazioni pubbliche si differenziano dalla pubblicità in quanto comunicazione indiretta e non esplicita da parte dell’azienda che ne fa uso. Mentre la pubblicità è abbastanza riconoscibile dal fruitore del messaggio, l’attività di relazioni pubbliche non sempre è palese dunque è più pericolosa perché non sempre mette il fruitore nella condizione di capire in modo trasparente la fonte del messaggio. Vi sono relazioni pubbliche compiute con correttezza ed altre meno. Purtroppo quasi tutte, nel mio ambiente, erano rivolte in difesa di realtà che non condividevo, che a mio avviso perpetravano il profitto per il profitto e non il profitto per l’evoluzione.
Quando decisi di abbandonare la mia carriera di comunicazione per promuovere solo ciò che fosse a favore dei diritti e dello sviluppo dell’uomo, tutti mi dissero che come consulente sarei finita nel giro di breve tempo perché mi sarei privata di una grossa parte di clienti in grado di remunerarmi. Probabilmente, anzi sicuramente alla luce di poi, avevano ragione. L’epoca che ci lasciamo alle spalle è un’era di prostituzione fisica e soprattutto mentale, che induce gli uomini ad essere compiacenti anche solo per poter sopravvivere.
Dove si esaurisce un lavoro, però, spesso incomincia un nuovo compito, magari più difficoltoso ed economicamente frustrante, ma certamente proficuo in termini di evoluzione personale e collettiva.
Talvolta, dove finisce un professionista incomincia un essere umano.
lunedì 29 giugno 2009
Il grido della terra
il tormento dell'erba privata della sua linfa,
la ferita bruciata della steppa,
l'onda che cova la disperazione dell'acqua.
Io sono il grido della terra,
ogni mio mutamento è un battito in bilico
per l'umanità,
ogni impronta lasciata nella mia sostanza,
un gesto che imprime alla coscienza
i respiri sbiaditi del nostro destino.
giovedì 18 giugno 2009
Perché ti conosco
le cose che mi riponi
un libro, un caffé,
i fili che srotoli in mezzo
ai cuscini
e adesso, guardaci,
stiamo qui
appostati sul molo
con accanto il pensiero
delle nostre mani
abbiamo piedi e odore di amplesso
e sappiamo amarci anche
in uno spigolo
rimboccati dal mondo.


